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16 settembre 2006
Asor Rosa propone: fondi speciali per riparare agli ecomostri
Monticchiello come Chiusi Scalo, dove un'alluvione di fine agosto ha fatto danni al territorio.
Monticchiello, insomma, una calamità naturale.
Come tale da affrontare, allo stesso modo che per Chiusi, a cui enti locali e Regione destineranno fondi per curare sconquassi per tre milioni di euro.
Il parallelo tra l'alluvione in Valdichiana e la lottizzazione alle porte del borgo medievale è stata fatta da Alberto Asor Rosa nel corso di un intervento al convegno, ieri a Capalbio, dove ha parlato anche l'assessore regionale Riccardo Conti.
Asor Rosa, che ha sollevato il caso Monticchiello sulle pagine di Repubblica, ha in sostanza ripetuto quello che il 1 settembre aveva scritto sulle pagine de Il Tirreno.
"L'assessore concorda sul fatto che Monticchiello sia uno "schifo" - sostiene Asor Rosa - e allora, sul piano pratico e fattuale, io propongo alla Regione Toscana di studiare, per così dire all'incontrario, come si possa rendere non realizzabile un "ecomostro", uno "schifo", apparentemente dotato di tutte le autorizzazioni ad essere realizzato.
E' difficile farlo? Facciamo un esempio estremo. Se su un lembo del territorio toscano s'abbatte una catastrofe atmosferica e tellurica, Stato e Regione intervengono in misura straordinaria con aiuti, misure, sovvenzioni.
Ci spendono, insomma, impegno e soldi"
sostiene Asor Rosa, che riconosce l´apertura al confronto della Regione e ritiene la Toscana esempio alto d'integrazione tra opere dell'uomo e ambiente naturale.
Ma Monticchiello per Asor Rosa è una catastrofe.
E allora, si domanda il professore,
"che differenza passa fra una catastrofe atmosferica o tellurica e una catastrofe ambientale? Questa seconda, se mai, è più grave delle prime, perchè duratura. Propongo che sia presa in considerazione una misura che si potrebbe definire "rientro dall´errore" (oppure, in altri casi, come, se non ho capito male, quello di Fiesole, "premio alla virtù"). Poichè non ha senso che si progetti sensatamente il futuro, lasciandosi dietro una scia così fitta di "errori autorizzati" e di "magagne malcelate". Sarei lieto se questa scommessa fosse assunta come una proposta positiva da parte della Regione Toscana.
Sottoscrivo in pieno - ha detto ieri Asor Rosa che ha avuto modo di leggere il Piano di indirizzo territoriale della Regione - il capitolo sul territorio all´interno del Pit. Ma spero che poi, nella pratica, il piano armonizzi la funzione del territorio di breve durata con quella di lunga durata.
Perchè se venticinque anni fa ho scritto un articolo dal titolo Toscana felix oggi ne scriverei uno intitolato Toscana in bilico.
Il rischio che l'alta qualità e l'eccellenza attirino la speculazione, c'è".
"Siamo in bilico sì - ha detto Conti - tra sostenibilità e qualità che devono andare di pari passo in una visione unitaria della Toscana, quella bella e quella meno bella.
Il Pit, che si pone anche come grande patto fra le istituzioni (verrà sottoscritto a metà ottobre), mette gli amministratori nelle condizioni non di controllarsi a vicenda ma di pianificare.
E' questa la grande sfida che non ci da certezze ma ci indica l'unica strada possibile: l'impegno dettato dal coraggio di innovare.
La Toscana va se la facciamo andare".
Citando una frase di Pericle dal suo celebre Epitafio, l'assessore Conti ha pensato di poter chiudere la polemica aperta sulle vicende legate al governo del territorio e alla sua tutela.
Mi ritrovo molto nelle parole di Pericle - ha detto - perché la Toscana, alla quale non fa difetto la qualità, deve fare dell'accoglienza la sua politica, continuando la propria tradizione di attrattività che richiami giovani, studenti, imprenditori e investitori eccellenti.